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IL TRIBUNALE DEL LIBRO.

Ci sono libri che non verranno mai pubblicati perché non soddisfano le leggi di mercato, perché gli editori sanno che non si venderebbero in grandi quantità, perché gli editori si autocensurano, perché non tutti hanno il coraggio di pubblicare testi scomodi, politicamente scorretti o semplicemente che interessano una nicchia ristretta di lettori. Poi ci sono libri che vengono pubblicati ma che non raggiungono il numero di copie vendute sufficiente a portare in pareggio i costi di produzione. Libri-flop che forse hanno avuto la sfortuna di non essere stati lanciati attraverso i giusti canali per una mancanza di pianificazione promozionale. Libri-flop perché non ben distribuiti. Libri-flop perché tanto è stato l’autore a sovvenzionare i costi, compreso il compenso a grafici, stamperia… e all’editore. Poi ci sono libri che hanno un esagerato successo. Sproporzionato alla qualità dei contenuti. Libri spinti da una macchina pubblicitaria che li ha spinti ingiustificatamente, nell’olimpo dei best-sellers. E ancora, libri che si vendono da soli, nati da piccole case editrici indipendenti e che si sono venduti attraverso il passaparola, il tam-tam, facendone casi letterari. E i libri che vincono i premi nazionali? Quelli le cui vendite si impennano appena vengono classificati nei premi nazionali? Ma come arriva un libro a vincere un premio? Sono vittorie meritate per tutti i vincitori o un po’ di marcio c’è? Ecco, questo post vuole aprire un dibattito sui libri il cui successo o meno non è proporzionato alla qualità dei loro contenuti. Processiamo, assolviamo, condanniamo successi ed insuccessi di libri. Con ironia, con buon senso, suscitando dubbi. Analizziamo insieme il rapporto successo/qualità dei libri.

Pubblicato il 1/2/2008 alle 11.1 nella rubrica Libri letti.

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